Esami Diagnostici

Come vengono scelte ed eseguite le indagini diagnostiche

Capita spesso constatare come sia il paziente stesso ad aver eseguito le indagini non su consiglio medico ma su proprie convinzioni, spesso scaramantiche “non ho fatto la colonscopia perché ho fatto invece un’ecografia alla pancia e mi hanno detto che sto bene”! oppure dettate da metodiche che rappresentano tecnologie esaustive solo perché sono “alla moda”: “mi operano con il laser”, ”ho fatto la risonanza magnetica NUCLEARE!”, ecc. oppure, più semplicemente “non ho fatto le indagini che mi ha prescritto il medico perché mia sorella/madre/amica dice che non serve ed è meglio!”

Nel campo della diagnosi e cura della stitichezza, queste sono le risposte che riceviamo spesso e che, purtroppo, creano grande confusione e gravi rischi per i pazienti. Di seguito andiamo a spiegare quali sono gli esami diagnostici principali, quando è necessario farli e come vengono eseguiti.

La Defeco Risonanza Magnetica è una metodica che utilizzando la risonanza magnetica studia l’anatomia e la funzione del pavimento pelvico e degli organi della regione stessa. Si tratta di un esame non invasivo che simula l’atto della defecazione.

Trova indicazione nelle forme di stipsi ostinata, sindrome da defecazione ostruita, incontinenza anale

Durante l’esame il tecnico inserisce con una tecnica tipo clistere una piccola quantità di gel acquoso per valutarne l’evoluzione.

Si tratta di un esame rapido ed assolutamente ben tollerato.

Perché è necessario eseguire una colonscopia?

Il tumore del colon-retto rappresenta la seconda causa di morte dopo quello del polmone, nei maschi e della mammella, nelle donne.

La neoplasia è a lenta evoluzione: parte di solito da un polipo degenerato, che è facilmente diagnosticabile e comodamente asportabile in fase precoce.

In presenza di sintomi quali dolori addominali, sanguinamento rettale, stitichezza, diarrea o alvo alterno, anemia, stimolo rettale, feci sottili, muco nelle feci è necessario escludere malattie o tumori del colon-retto.

Di solito la causa è legata soltanto a malattie infiammatorie, quindi è una indagine scomoda, ma possiamo farla sapendo che quasi certamente non troveremo altro!

La colonscopia rappresenta una indagine necessaria per definire le condizioni del colon ed evidenziare eventuali patologie quasi sempre benigne; può essere eseguita sia endoscopicamente od anche con una TC spirale.

Ogni metodica ha le sue corrette indicazioni, i suoi vantaggi e svantaggi che devono essere valutati non emotivamente dal paziente ma con discrezionalità oggettiva ed esclusivamente tecnica.

A cosa serve la colonscopia endoscopica e come viene eseguita?

La colonscopia endoscopica si svolge, si solito in sedazione, con l’introduzione dall’ano di un colonscopio – si tratta di un lungo tubo endoscopico flessibile – che evidenzia il lume del colon. Necessita di preparazione dietetica ed uso di purganti, ora solo in compresse o bustine.

Svantaggi:

  • sedazione;
  • procedura invasiva;
  • disagio per il paziente;
  • complessità organizzativa;
  • scarsa efficacia per lo studio della parete del colon;
  • rischio di complicanze;
  • l’impossibilità di valicare eventuali stenosi neoplastiche o diverticolari e diverticoli può non rendere possibile l’esame di alcuni tratti (come il ceco-ascendente) con la normale colonscopia ottica.

Vantaggi:

  • ottima per lo studio del lume e di lesioni eventualmente riscontrate;
  • non si impiegano radiazioni ionizzanti;
  • evidenza di lesioni anche piccole;
  • possibilità di asportazione di lesioni;
  • possibilità di eseguire biopsie.

Cosa è e a che cosa serve la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale è una tecnica diagnostica radiologica e rappresenta una valida alternativa alla colonscopia: permette di studiare le pareti interne del colon in maniera non invasiva, senza disagio ed imbarazzo. È indolore e, pertanto, non necessita di sedazione; ha una durata più breve e non interferisce sulle capacità fisiche permettendo una dimissione immediata.

Anche la colonscopia virtuale necessita di preparazione: dieta e lassativi.

La colonscopia virtuale distende e studia le pareti del colon con una tecnica Tc spirale che ricostruisce le immagini virtuali della parete del colon, attraverso minime radiazioni graduate.

Vantaggi:

  • procedura non invasiva ed impiegabile quando la c. endoscopica è controindicata o ad alto rischio (cardiopatie, insufficienza respiratoria, diverticolite acuta);
  • disagi minimi per il paziente;
  • assenza di rischio;
  • ottima per lo studio di lesioni superiori al cm.;
  • ottima per lo studio della parete del colon e di eventuali patologie diverticolari;
  • possibilità di definire eventuali stenosi neoplastiche o diverticolari quando non è possibile con la normale colonscopia ottica.

Svantaggi:

  • uso di radiazioni ionizzanti anche se minimo;
  • scarsa evidenza di lesioni piatte o piccole, specie se inferiori a 3-4 mm (basso rischio tumorale);
  • impossibilità di asportazione di lesioni;
  • impossibilità di eseguire biopsie;
  • non può essere eseguita in gravidanza;
  • impossibilità di discernere, talvolta, tra neoformazioni e feci eventualmente presenti.

Che cosa è e come si esegue l’anoscopia?

L’anoscopia consiste nell’introduzione nel canale anale di un piccolo cilindro di plastica trasparente monouso (lungo circa 10 cm) detto anoscopio o proctoscopio che permette la visione del canale ano-rettale e la ripresa di immagini specifiche.

Rappresenta un’indagine indispensabile per una diagnosi corretta e precisa. Dal momento che il diametro di questo strumento è poco più di quello del dito, anche per questo esame i fastidi sono minimi e naturalmente l’esame può essere interrotto qualora non fosse sopportato dal paziente. Normalmente non è necessaria alcuna preparazione ma la assenza di feci agevola l’esame e la durata di esecuzione dello stesso.

Il giorno prima è consigliato eseguire un clistere (con un litro di acqua tiepida o con clisteri farmaceutici già pronti) da ripetere poche ore prima dell’esame.

Da evitare l’uso di lassativi.

L’esame può essere eseguito in posizione laterale sinistra o in posizione genu-pettorale; quest’ultima, anche se apparentemente più scomoda è preferibile per la possibilità del paziente di poter premere quando gli viene chiesto (senza il timore di emettere feci che, per gravità, ricadono indietro), per fotografare la parte a riposo e con ponzamento, per evidenziare eventuali scivolamenti interni o esterni della mucosa ano-rettale; non essendo introdotta aria a pressione, si evidenziano agevolmente eventuali patologie venose emorroidarie o altro.

L’anoscopia è preceduta dall’introduzione di un lubrificante ad effetto anestetico anche se l’esame è indolore, e dall’esplorazione rettale digitale.

L’anoscopia prevede anch’essa la effettuazione di numerose fotografie per la valutazione del canale ano-rettale man mano che lo strumento viene estratto e ruotato per avere una visione diretta delle pareti rettali ed anali; nella rettoscopia, invece, viene insufflata aria per distendere le pareti del retto.

L’esame non è in grado di identificare eventuali polipi o tumori localizzati nei tratti più alti e centrali del colon ma solo patologie ano – rettali.

Le fotografie o il filmato eseguiti saranno poi esaminati in dettaglio su grande schermo insieme al paziente, conservate in archivio e riportate su una apposita cartella personale che viene poi consegnata al paziente stesso.

A cosa serve e come si esegue la rettoscopia?

La rettoscopia è una comune procedura medica in cui uno strumento chiamato proctoscopio (talvolta definito anche rettoscopio, sebbene quest’ultimo sia un poco più lungo) è usato per esaminare la cavità anale, l’ampolla rettale, od il sigma-colon. La tecnica permette di controllare direttamente le lesioni della parete rettale, in particolare della mucosa e della sotto-mucosa.

La rettoscopia si esegue con il paziente sdraiato sul fianco sinistro e con le gambe flesse sull’addome.

Ormai superata dalla fibroendoscopia è indicata per diagnosticare sia le lesioni anali che rettali per una corretta diagnosi differenziale.

Dopo aver ben lubrificato lo strumento, esso viene introdotto sino al raggiungimento della giunzione retto sigmoidea.

L’esplorazione viene condotta in retrazione effettuando dei movimenti circolari per poter ben visualizzare tutti i tratti della parete rettale.

Trova attualmente indicazioni limitate poiché in presenza di sanguinamenti è comunque sempre doverosa e più esaustiva una colonscopia.

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